Salvaguardia dei beni archeologici e naturalistici del territorio
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Jacopo Barozzi detto il Vignola, architetto, scultore, pittore, scrittore, nacque a Vignola nel 1507 e morì a Roma nel 1573.
Figlio di un milanese e un oriunda tedesca, fece studi di pittura a Bologna, interessandosi presto alla prospettiva e alla architettura a cui poterono indirizzarlo forse Sebastiano Serio e Baldassarre Peruzzi.
Dopo il 1530 si recò a Roma per lavori pittorici e architettonici.
Nel 1534-36 è attivo nella fabbrica Vaticana; verso il 1538 lavora per conto dell’architetto ferrarese Jacopo Meneghini; nel 1539-40 rileva edifici dell’antica Roma per conto dell’accademia Vitruviana.
Nel 1541 si reca in Francia insieme a Francesco Primaticcio intervenendo forse a Fointainbleau nella progettazione di decorazioni interne e nella grotta del giardino dei Pini.
Tra il 1543 e il 1550 è a Bologna, direttore della Fabbrica di San Petronio.
Nel 1546 è raccomandato a Pierluigi Farnese, duca di Parma a Piacenza.
Dal 1549 si trasferisce definitivamente a Roma, dove lavora soprattutto per i papi e i Farnese, compiendo numerosi viaggi per seguire l’esecuzione delle sue opere, ma più spesso limitandosi a inviare i suoi disegni.
Grazie ai suoi rapporti con Farnese, l’architetto lavorò per loro anche nei paesi dove i Farnese erano ”i padroni”.
E’ il caso di S.Oreste dove ci sono dei grossi rapporti con l’architetto, anche se turbati da alcune incomprensioni.
Di certo lui manderà il disegno della Chiesa di S.Lorenzo, anche se, come dice nella famosa lettera “non so dove la fondiate”.
Ed invece quel disegno fu utilizzato proprio per riedificare la chiesa di San Lorenzo, nel luogo ove sorgeva la piccola chiesa romanica, di cui è rimasto il campanile trecentesco, inserito proprio in quel progetto inviato dal Vignola.
Il progetto della pianta è simile a quello della chiesa del Gesù: a navata unica con Cappelle laterali.
La chiesa nasce con una vasta partecipazione del popolo, dei facoltosi dell’epoca e delle autorità religiose, quale bisogno di invertire gli aspetti culturali.
Ed è il Vignola protagonista di questa crescita; proprio con questo disegno il rinascimento raggiungerà forme evidenti e continuerà a caratterizzare tutta la fase edilizia di quel periodo.
Una facciata di stile gesuitico che verrà completata solo alla fine dell’800 e che è indice delle difficoltà trovate nell’erezione della chiesa.
Il primo piano della facciata sarà subito concluso con l’utilizzo di travertino e degli scalpellini che vengono anche da Caprarola.
Un interno che ospiterà un pulpito di fine 1500 ed un organo del 1638 che andrà a coprire l’iscrizione della consacrazione della Chiesa avvenuta nel 1600.
Quindi dietro a quel disegno originale, che poi verrà abbandonato già nel 1576, per essere continuato con un disegno di un frate della compagnia del Gesù, c’è tutto lo stile Vignolesco.
Ma il problema più grande è la facciata che verrà di nuovo ripresa da mastro Ugolini, quando assunse l’incarico.
Proprio nella sua perizia si evince che il mastro ha visto il disegno del Vignola e si impegna a proseguirla proprio secondo il disegno di “mastro Giacomo”.
Una chiesa dove tutto ciò si può vedere, e la cui facciata verrà completata soltanto a metà ottocento da maestranze locali.
Una iniziativa culturale di grande importanza presa dall’AICER ha costruito un percorso in Emilia-Romagna-Umbria e Lazio tra cui è inserita la nostra chiesa di San Lorenzo, che farà parte anche di una pubblicazione edita da ELECTA Milano.
In ottobre un convegno sul Vignola cercherà di ricordare degnamente la presenza dell’architetto tra la nostra Comunità. Presenza testimoniata da indirizzi di sviluppo rinascimentale dei maggiori palazzi del paese che utilizzarono l’impianto architettonico del Vignola, con le sue consulenze e l’invio da Caprarola di molti mastri che vi stavano lavorando.
E’ il caso di Palazzo Caccia Canali, opera attribuita al Vignola, che ha dato nel nostro paese un indirizzo architettonico elegante e severo tanto da coinvolgere finestre e portali, cornici, la suddivisione dei piani.
Ma i documenti ci raccontano un rapporto di consulenza, anche per l’erezione, monumentale, delle tre porte del paese.
Consulenze che nel 1568 fanno arrabbiare l’architetto, lamentandosi di essere stato pagato con poco e “tristo” olio, non “como quello che s’usa farsi a Santo Resto”

Francesco Zozi



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