Le principali vie del nostro territorio sono la Via Flaminia e la Via Tiberina; in questa zona doveva passare la Via Campana.
La tarda Via Tiberina seguiva più o meno una via primitiva probabilmente non lontano dal guado del Tevere a Borghetto. Ci furono guadi per per Umbri, e Sabini alla Badia vicino
Ponzano, e a Nazzano e Fiano e a Lucus Ferocia. Forse quest'ultimo sito religioso era un luogo di riposo per viaggiatori e mercanti, lungo la vallata del Tevere. A sud vi era una via di campagna che congiungeva Lucus Feroniae, sulla Tiberina, con gli insediamenti Etruschi del Fontanile di Vaccareccia.
A nord la linea della Via Tiberina presumibilmente la sua viabilità antecedente etrusca è largamente perduta attraverso il piano di Feroniae, ma può essere riconosciuto a nord di Fiano,dove questa sale e passa ad ovest di Nazzano, lungo un importante sentiero che conduce alla valle del Tevere e di nuovo alla Badia di Ponzano.
Durante il periodo romano, la viabilità fu elaborata piuttosto che cambiata. Tutte le strade etrusche mostrano segni di uso continuo e la Via Tiberina e la Flaminia rimasero le principali vie nell'area. La principale strada verso Capena, alla statio ad partiva attraverso Mont'Aquila, rimase la più importante.
Tutt'intorno Capena (Civitucola), c'era una fitta rete di viabilità che sfruttava le numerose valli, formatesi nella zona del fosso di San Martino e della Gramoccia (fiume Capenas) e utilizzava i crinali come quello di Vallelunga o di monte Larco.
A nord di Rignano appariva una nuova strada. Essa lasciava la via la Flaminia nei pressi della stazione di Sant'Oreste e correva lungo la parte meridionale del Monte Soratte. Essa si connetteva sia con Capena, attraverso Monte Tartore, sia con Lucus Ferocia sulla Tiberina.
Ad est del Soratte, la Via Tiberina (in età romana) continua ad essere il principale mezzo di comunicazione.
(dal libro di Marco Ciampani: Carta Archeologica della zona del Soratte e dell'Etruria Meridionale)
Francersco Zozi
otizie critiche a suo riguardo tranne una attribuzione da parte di M. de Carolis che lo dice di scuola umbra e lo data al 400 pag 296 op.cit.
I caratteri stilistici dell'opera richiamano in modo sensibile la cultura tardo gotica d'eredità grottesca dell'Italia Settentrionale e in particolare quella dell'entroterra veneto e delle zone limitrofe, per la fisionomia del volto del Cristo, l'avanzata ricerca spaziale della mano e la tipologia del tronco.
Già nel 1982 la compilatrice della scheda diceva circa lo stato di conservazione:
Mediocre (supporto tarlato e parzialmente distrutto, cadute della pellicola pittorica).
Proprietà pertinente: la Chiesa.
Sarebbe veramente l'ora di intervenire per non perderlo definitivamente e poterlo far vedere a tutti come si fa con la Croce di Bosso. Questi tesori vanno conservati ed offerti alla vista.