E importante questa ricostruzione storica della tenuta di Ramini, i Saletti, perché nei secoli ha rappresentato, lavoro e sacrifici. Sono centinaia gli ettari che appartengono alla Comunità e che potrebbero rappresentare uno sviluppo delle attività agricole con un ritorno al paese. Negli anni varie gestioni hanno si assicurato una certa sopravvivenza agli allevatori, senza però rappresentare un sostanziale investimento per il futuro.
Perciò la pubblicazione della prima parte della memoria storica deve servire a far conoscer
e tutti i problemi legati a questa tenuta.
La prima notizia della tenuta di Ramiano labbiamo dopo lo sfacelo dellimpero Romano al tempo di Papa Simmaco, il quale donò alla chiesa di S. Silvestro totum agrum transpaitanum ossia Pantano quello che noi chiamiamo le prata: un pezzo di terra selvato esistente nella tenuta di Ramiano in vocabolo Pantano, come si legge in un contratto del XVII° sec.
Nel 727 Papa Gregorio II° cedette al monastero del Soratte, per una piccola somma un fondo appartenente al patrimonio pontificio della Tuscia e precisamente il Fundus scantianus, chiamato Ramiano.
LAbbate dellAbbazia di S. Paolo, a cui apparteneva la basilica di S. Silvestro, nel 1540 concesse la coltivazione ed il pascolo di Ramiano metà a SantOreste e metà a Ponzano.
Le Prata nel 1687 furono concesse dallAbbazia delle Tre Fontane in enfiteusi a Giacomo Romanelli per tre generazioni. Sorse però subito una lite con il Romanelli perché questi negava ai pastori di SantOreste il diritto al pascolo nel suddetto terreno. Nel 1779 fu emanata una sentenza con cui si dichiarava che Pantano le prata era soggetto a servitù di pascolo a vantaggio del Comune di SantOreste.
Nel 1852 Francesco Romanelli fece domanda di affrancare Pantano dalla servitù di pascolo, a norma di legge, affermando di aver ridotto a miglior coltura detto terreno con laverlo asciugato, e apertavi una quantità di forme. Lanno seguente fu concesso al Romanelli il diritto di affrancazione; il priore del Comune di S. Oreste si oppose con tanto vigore alla sentenza che il comune potè rientrare nei suoi diritti.
Dopo lunificazione del Regno dItalia furono emanate una serie di leggi eversive dellAsse Ecclesiastico: leggi con cui si liquidavano i beni ecclesiastici.
Nel 1876 così la tenuta di Ramiano fu venduta alle sorelle Ottani per L. 190.000.
Come alcuni anni prima il Romanelli, così lOttani cercarono di affrancare lintera tenuta dalla servitù di pascolo. Nel 1886 citarono i comuni di Ponzano e S.Oreste. La sentenza emessa due anni dopo, riconosceva alle sorelle Ottani la facoltà di affrancare dalla servitù le zone boscose, ma dichiarava le altre zone costituenti Colonia Perpetua dei Comuni di S.Oreste e di Ponzano, ai quali venne riconosciuta anche la facoltà di commutare in denaro i canoni prima dovuti in natura.
La sentenza venne confermata dalla Corte dAppella a cui erano ricorse le Ottani.
Le cause però continuarono per la fissassione del canone annuo fino al 1919 allorchè il giudizio fu dichiarato perenne.
Lo stesso anno i Comuni di S.Oreste e Ponzano citarono in giudizio le sorelle Ottani per la commutazione dei canoni. Nella causa fu ammesso Umberto Serinaldi che nel frattempo aveva acquistato per 900.000 lire i fondi controversi. Il tribunale fissò in 7.848,86 il canone annuo dovuto da S.Oreste al Serinaldi, al quale era riservato ogni diritto e azione riguardo alla sistemazione dei fossi della tenuta.
Lappello proposto dal Serinaldi contro la sentenza fu respinto. Intanto nel 1923 usciva una legge per cui il canone venne elevato a L. 9.162,60. Da questa data sorsero solo giudizi per il pagamento del canone che il Comune di S.Oreste in qualche annata si esimeva da versare.
Francesco Zozi da un articolo pubblicato nel 1967 dal Giornaletto locale Soratte Nostro