Cap. 5
LE GALLERIE DEL MONTE SORATTE tratto dal libro LIsola di Kesserling edizione APEIRON
Linizio dei lavori per lescavazione delle gallerie avvenne nel 1937.
Secondo la progettazione, esse dovevano servire come rifugio del comando supremo dellesercito in caso di guerra, data la vicinanza del Soratte con la capitale, di appena 44 km.
I lavori di scavo furono affidati alla ditta Giovanni Perucchetti, sotto la Direzione del Genio Militare di Roma.
La ditta Perucchetti si occupava essenzialmente dello scavo delle gallerie, mentre altre
ditte provvidero ai lavori di rifinitura, come la Tudini e Talenti, la Sica che provvide al rivestimento delle Gallerie si da evitare infiltrazioni di umidità, la ditta Altorio che curava la costruzione del villaggio operaio insieme alla Tudini e Talenti.
La lavorazione per la costruzione del mastodontico complesso si protrasse fino al 1943.
Per SantOreste fu unoccasione di grande rilievo, in quanto quel grandioso complesso sotterraneo era la premessa per linstallazione di un complesso industriale, che avrebbe dato lavoro a molti operai ed avrebbe assicurato un prospero avvenire al nostro paese, la cui economia, a carattere prevalentemente agricolo-pastorale, non era certamente florida. Ed infatti la notizia dellinizio dei lavori fu accolta con entusiasmo e soddisfazione da parte della popolazione santorestese. Quasi tutti gli uomini, per lo più braccianti agricoli, si iscrissero allufficio del lavoro per poter essere avviati nel cantiere. Ma gli operai locali, data la grandiosità dellopera e la richiesta di manodopera specializzata, non furono che una minoranza, per cui la maggior parte degli operai addetti ai lavori vennero da altri centri, specialmente del Nord e del Sud.
Si vide, così, da un giorno allaltro aumentare il numero dei residenti a SantOreste per lafflusso di molti operai e tecnici forestieri, molti dei quali presero alloggio presso i privati (chi aveva una casa faceva affari doro per quei tempi; molti granai furono trasformati in abitazioni
).
Il grosso degli operai fu alloggiato nel grande salone del cinema, dove una volta cera lasilo, costruendovi letti a castello, in legno, che arrivavano fino al soffitto.
In paese non cera più un buco sfitto, tanta era la richiesta di abitazioni, poiché molti operai si portarono le famiglie.
Altri operai furono alloggiati in appositi capannoni che furono costruiti dalle ditte che lavoravano nel cantiere nelle zone adiacenti al medesimo. Indubbiamente il paese ne ricavò un beneficio economico notevole sia per gli operai che lavoravano presso le ditte sia per tutte le altre attività connesse con la lavorazione stessa
Lorganizzazione del lavoro era meticolosa ed efficiente, per il semplice fatto che i lavori dovevano essere portati a termine entro breve tempo.
Si lavorava ventiquattrore su ventiquattrore al giorno, secondo i seguenti turni di lavoro:
ore 06 - 14
ore 14 - 22
ore 22 - 06
Nel primo periodo, quando cioè si doveva procedere allo scavo, gli operai erano così suddivisi:
- gruppo addetto allavanzamento (scavo con mine)
- gruppo addetto ai servizi
- gruppo addetto al trasporto del materiale di riporto che, in parte veniva scaricato nelle pendici del monte, proprio sotto il cantiere, parte veniva trasportato nella zona della Cappella, allaltezza della Cappelletta di SantAntonio, da dove veniva scaricato nella zona sottostante, nella quale cera una scavatrice che provvedeva a riportare detto materiale nello scarico. Con tutto il materiale di riporto la Ditta Perucchetti provvide allallargamento del viale della Cappella, dove costruì dei muraglioni in cemento armato di sostegno al materiale riportato. Il materiale di riporto veniva trasportato da un convoglio di carrelli, che dalle gallerie arrivava fino alla Cappella. Così tutta questa zona fino a Campi lebbitu ossia Campo di Lepido, in principio, fu trasformata in un grande cantiere, che poi si estese fino alla zona di fossarocca, chiusa allingresso, nei pressi del Parco della Rimembranza, da un grande cancello e vi potevano accedere soltanto gli addetti ai lavori.
Un minatore addetto allavanzamento percepiva una paga di 25 lire e 60 centesimi al giorno. Una buona paga per quei tempi ma il lavoro era molto pericoloso; ci furono molti feriti ed un morto, un operaio santorestese: Benedetto Giacomini, marito di Pasqua Giovannelli finito sotto ad uno dei carrelli che trasportavano il materiale di risulta; la disgrazia accadde il 27 febbraio 1940.
Negli anni della lavorazione, in occasione della festa di S. Barbara, patrona dei minatori, nel cantiere si faceva una grande festa; al mattino la messa solenne, a mezzogiorno pranzo speciale nella mensa del cantiere, nel pomeriggio gli operai si sparpagliavano nelle osterie del paese e la giornata si concludeva, per molti con una solenne sbornia.
Quasi contemporaneamente allo scavo delle gallerie, la ditta provvedeva a costruire una strada bianca, riservata esclusivamente allaccesso nella zona dei lavori. La strada ha inizio a qualche metro dalla Flaminia, sulla provinciale che porta a SantOreste, sulla destra. La strada procede in discesa fino al fosso di Patroghjemmolo, sul quale fu costruito un ponte, poi sale fino alla zona, detta Morra du cerru, prosegue fino allultimo picco della montagna, la cosiddetta Quadrara dellAquila, dove fu costruito un tunnel e poi prosegue, a mezza costa fino alla zona delle Gallerie. Altra strada fu aperta sul Versante Nord del monte, in prosecuzione della Via Giosafat Riccioni e nel progetto detta strada si sarebbe dovuta ricollegare con quella del tornante a Fossarocca, ma la cosa non andò in porto e questa strada raggiunse soltanto la lunghezza di due chilometri. Dai santorestesi essa fu chiamata strada nuova e fu per parecchi anni il percorso della passeggiata domenicale, interrotto con la costruzione della fornace della calce dei Bellucci. Si parlava anche di uno sbocco delle gallerie su questo versante ma non se ne fece nulla o perché non previsto dal progetto o perché il precipitare degli avvenimenti, nel 1943, non diede tempo di realizzarlo.
Esternamente alle gallerie furono costruite molte palazzine ad uno e due piani, adibite ad uffici e ad abitazione del personale. Queste durante il periodo bellico, quando nelle Gallerie era installato lo spolettificio della fabbrica darmi Breda, furono mimetizzate, in modo da confondersi con lambiente circostante e non essere individuate dagli aerei nemici.
Questi lavori di escavazione delle gallerie apportarono al paese notevoli benefici. Prima di tutto diede lavoro a parecchi operai santorestesi, i quali prima di allora facevano i braccianti agricoli con un guadagno scarso ed incerto.
Di conseguenza molte famiglie si avvantaggiarono economicamente e, di conseguenza anche culturalmente.
Inoltre la ditta Perucchetti provvide alla costruzione di alcune opere pubbliche nel paese:
- un muraglione, in cemento armato, di sostegno nel viale della Cappella
- un lavatoio pubblico in loc. Porta Costa
- costruzione di bagni pubblici nella zona di Porta Costa e delle Ripe dei Morticelli
- costruzione del mattatoio comunale presso il Pizzo delle Penne
- potenziamento dellacquedotto di Monteflavio e costruzione di un bottino sopra SantAnna
- sistemazione del Viale del Parco della Rimembranza
- altre opere pubbliche di minore rilievo.
Al momento della fuga, i tedeschi diedero fuoco alle gallerie, ma non ci furono danni di rilievo al complesso militare.
Nel dopoguerra le gallerie furono riparate e lamministrazione militare le assegnò allartiglieria e questa vi istallò un deposito di munizioni.
Nella polveriera lavorava un gruppo di artificieri che provenivano quasi tutti dai paesi circostanti e vi era una guarnigione di Granatieri di Sardegna per il servizio di guardia notturno. Nei primi anni in cui cera la polveriera, nella primavera del 1948 o 1949 accaddero alcuni incidenti, piuttosto misteriosi, nelle immediate adiacenze delle gallerie.
Si diceva, a quel tempo, che detti incidenti venivano provocati da un gruppo di sovversivi, i quali di notte tentarono a più riprese, lattacco alla polveriera per provocarne lesplosione. I soldati di guardia reagirono e per qualche notte ci furono sulla montagna dei veri e propri combattimenti contro ipotetici assaltatori. Una notte una squadra di soldati che si era appostata nella zona di Santa Lucia aprì il fuoco con le mitragliatrici in direzione del picco dove è la croce, che si accende a maggio per la Fiaccolata in onore della Madonna di maggio. Si ipotizzo che quei soldati fossero stati attaccati da un commando. Il risultato di quella sparatoria fu la morte di un soldato. In seguito non ci furono più incidenti ma vennero adottate delle misure di sicurezza speciali; la zona venne tutta recintata con piazzole per mitragliatrici, e fortini. In merito agli incidenti descritti furono anche fatte ipotesi di responsabilità per gruppi estremisti di sinistra; secondo altri gli incidenti furono provocati dal panico dei soldati per alcuni rumori sospetti, dovuti al rotolamento di massi sul monte....
Verso la fine degli anni la polveriera fu trasferita altrove con la motivazione che le gallerie, a causa della umidità non erano adatte alla conservazione delle munizioni ma forse il vero motivo erano i lavori di ristrutturazione, dovendovi istallare un importante complesso militare della Nato. Si parlò anche di rifugi antiatomici. Anche questi lavori non furono portati a termine e si diceva che un generale dellEsercito non aveva ritenuto quel luogo idoneo per tale finalità e che avrebbe scelto unaltra località.
Così dagli anni 70 le gallerie sono rimaste nel più completo abbandono. Cè solo una guardia giurata che sorveglia di giorno. Lamministrazione Comunale di SantOreste ha chiesto lo svincolo della zona delle palazzine, ma lAmministrazione militare ha negato detta concessione.
Francesco Zozi