La vicenda del Concerto cittadino inizia nel 1874 quando il Consiglio Comunale iscriveva nel suo bilancio per l'anno 1875, una somma di lire 300 per l'impianto di un Concerto Bandistico cittadino.
Subito si formò una commissione per la redazione di un capitolato che doveva gettare le fondamenta per l'istituzione proposta in quella seduta dell'ottobre 1874.
La Commissione era composta da Salvatore Zozi, Giovanni Rosati, Pio De
Carolis.
Forti furono le motivazioni sociali e culturali che portarono a questa istituzione, non solo ma anche gli aspetti economici non furono da meno nell'indicare al Consiglio Comunale la strada da percorrere.
Già da qualche secolo la cultura musicale faceva riferimento intorno all'organo frescobaldiano in S. Lorenzo, dando vita ad una fiorente Cappella Musicale e diffondendo così nella Comunità una sensibilità particolare.
Questa attenzione fu certamente motivo per l'istituzione del Concerto.
La determinazione per l'acquisto degli strumenti, presa nel 1876, fu proprio questa: "e siccome anche la musica è una istituzione e moltissimi in presentemente nella scuola di canto imparano, ci dorrebbese questi non vedendo assecondato dal Municipio dovessero tralasciare la scuola per mancanza di istromenti".
Così il comune acquistò gli strumenti anticipando l'importo e ricevendo in cambio i servizi nelle tre feste dell'anno.
Si puntava, quindi, ad un investimento che avrebbe determinato un risparmio,
se si pensa agli impegni economici da affrontare per le bande che venivano
chiamate da altri paesi come Soriano, Gallese, Poggio Catino.
E questo sarà uno dei temi che troveremo spesso nelle vicende del Concerto.
La Giunta Provinciale, però molto attenta alle risorse economiche dei Comuni annullò l'atto consiliare sollevando delusione ed amarezza, ma al tempo stesso suscitò una più forte incisività che portasse a superare anche i dubbi interni che in qualche modo facevano riflettere la Giunta Provinciale.
Nell'Aprile del 1879 il Consiglio Comunale affrontò di nuovo il problema.
Il consigliere Capelli Luigi riassunse nel suo intervento i tre motivi ispiratori dell'istituzione bandistica: la necessità culturale per una crescita civile più completa, l'attenzione ai giovani ai quali verrebbe proposta una attività che li toglierebbe dall'ozio educandoli a sentimenti nobili, terzo il risparmio economico.
Proprio su questo si faceva leva per insistere con la Regia Prefettura.
L'ordine del giorno presentato nell'intervento del Capelli fu approvato all'unanimità, meno Celiboni Domenico Antonio che era del parere "che invece di impiantare il Concerto il Comune deve aiutare i poveri, essendo questa spesa di lusso".
Questa seduta rappresenta una data storica; la scelta culturale fu rimarcata
con forza e la volontà politica fu premiata dalla Giunta Provinciale
che a giugno dello stesso anno approvò la delibera del Regolamento.
Nasceva così il corpo bandistico; era Sindaco Pietro Zozi.
Fu chiamato a dirigerlo il Maestro di Cappella Innocenzo Ricci che ne aveva
ispirato la costituzione.
Il Concerto fece la sua prima uscita nella festa compatronale, di S.Nonnoso, il 2 Settembre 1879, eseguendo la marcia di S. Nonnoso composta per l'occasione dal maestro Ricci che poi diventerà per il paese un inno.
Non sappiamo nulla della prima organizzazione.
Possiamo immaginare che la durata dei contratti era di nove anni e che si stabiliva l'emolumento del maestro, i servizi da effettuare, l'organizzazione e le regole.
Quando nel 1889 si trattò di rinnovare il contratto con un nuovo regolamento, si riaprì la discussione sulla scelta di 10 anni prima, soprattutto della Giunta Provinciale che di nuovo non approvava la delibera del Consiglio Comunale dell'8 maggio 1889.
Il movente era la grave situazione economica che non poteva consentire una
spesa facoltativa.
Il Consiglio comunale ne discusse .
Uno degli interventi piu forti e decisi, fu quello del consigliere Moroni Giuseppe che invitava l'amministrazione ad insistere verso la Giunta Provinciale dimostrando l'economia per il Comune e ribadendo la necessità di una formazione culturale dei giovani.
Dalla sua arringa si intuisce anche una velata accusa all'amministrazione di non aver con forza dimostrato alle autorità provinciali i benefici dell'istituzione.
Tre furono i contrari a questa deliberazione tra cui il Sindaco Filippo Leoni.
Sarà ancora una volta la Giunta Provinciale a sospendere i nuovi regolamenti.
Ma il Consiglio non si arrese e tornò, il 5 Dicembre del 1889 a discutere sul problema mettendo all'ordine del giorno Provvedimenti relativi al Concerto musicale. Nasceva una lunga discussione sull'utilità morale e finanziaria dell'esistenza del Concerto. Augusto Bastari nominato relatore circa lo stato dei beni del Concerto, nella seduta del 12 Dicembre informerà il consesso che lo stato degli strumenti e legii era mediocre.
La relazione continuava con l'esaltazione culturale e spirituale della musica e concludeva che la musica allenisce il dolore e rende più viva la gioia.
Si votò per il nuovo regolamento e per la ricostituzione del Concerto.
Si ebbero 7 voti favorevoli e 7 contrari; per tale risultato il Presidente
proclamava respinta la proposta di ricostituzione.
La Società bandistica rimase in piedi come organizzazione e continuò
a sollecitarne la ricostituzione.
Siamo all'inizio del 1900 e questa determinazione della Società Bandistica porterà il Consiglio alla ricostituzione ed all'approvazione di un nuovo capitolato.
Nel suddetto atto si concedeva alla Società l'uso degli strumenti e si configurava la seguente organizzazione: il Concerto sarà formato da persone.
La Società dovrà assumere il titolo di Banda Municipale e dipenderà
dal Sindaco e da due deputati eletti dal Consiglio.
Vi sarà un maestro ed un capo concerto, la società avrà
un cassiere, un segretario ed un bidello.
Il maestro percepirà un assegno annuo di lire 36 avrà l'obbligo di istruire "i musicanti" e allievi, eseguirà una prova alla settimana.
Per entrare a farne parte era prevista una richiesta al Sindaco, la giunta decideva l'ammissione degli aspiranti chiedendo loro una fideiussione per l'utilizzo degli strumenti.
Il regolamento elencava anche i servizi obbligatori.
Con l'approvazione si concludeva una lunga vicenda connotata da due aspetti: la volontà di perseguire la scelta culturale, la crisi economica,la sofferenza dei bilanci comunali che rischiava di far apparire " ilConcerto e l'istruzione musicale un lusso."
IL GIORNO DI PORTA PIA S.Oreste aveva il suo nuovo governo.
Pietro Zozi, che era stato Priore fino al giorno prima ora è sindaco.
La giunta era formata da assessori effettivi e supplenti, Sant'Oreste dipendeva amministrativamente dalla Prefettura e la vita spirituale era governata dall'Abbazia delle Tre Fontane, guidata dal Card. Oreglia.
Il paese contava allora 1670 abitanti distribuiti in 356 famiglie.
I problemi da risolvere erano tali che non era facile dare le opportune
risposte, per una critica situazione socio economica ereditata ed anche dovuta
alle scarse risorse.
I bilanci comunali di quell'epoca sono quasi sempre in rosso.
Nonostante tutto ciò i problemi andavano affrontati.
Il principale era il secolare approviggionamento idrico che qualche anno prima era stato affrontato con il progetto Secchi e con la decisione di costruire, sotto l'osteria pubblica, in Piazza V. Emanuele, un cisternone che verrà inaugurato nel 1880.
Frequenti erano le stagioni siccitose e quindi le relative carestie; una nel 1873-74, l'altra nel 1880 che rendevano difficile la vita di una Comunità agricola.
Occorreva anche dare decoro al paese e 2 provvedimenti approvati in questi
anni tendevano proprio a questo; il nuovo appalto per lilluminazione
pubblica dei 26 lampioni.
I lampioni si accendevano all'imbrunire e si spegnevano a mezzanotte, con una deroga per le feste.
Il secondo problema riguardava la pulizia del paese e venne affrontato con l'approvazione di un regolamento che organizzava, ordinava e controllava il servizio di spazzatura ed il rispetto del regolamento.
Altro problema che tormentava la Comunità era quello dell'area cimiteriale, dato che non era più possibile tumulare nelle chiese, che fu risolto con l'inaugurazione nel 1874 del Nuovo Cimitero presso la chiesa di S. Edisti, in quella zona dove anticamente era nata la curtis Sancti Heristi.